La Storia

La Fondazione Luigi Firpo - Centro di Studi sul Pensiero Politico è stata formalmente istituita nel novembre 1989, sulla base di uno Statuto che lo stesso Luigi Firpo aveva studiato per dare concreta attuazione a un progetto da lungo tempo meditato e via via messo a punto. Alla base di tale iniziativa si poneva la volontà di rendere pubblica e agevolmente fruibile la preziosa collezione di libri da lui raccolta nel corso di cinquant’anni di studi – sempre condotti con grande passione di ricercatore e di bibliofilo – e, soprattutto, di conferire a essa un ruolo propulsivo nella vita intellettuale e nel dibattito culturale. La biblioteca si era venuta formando non solo come indispensabile supporto di un’assidua attività di ricerca scientifica, ma anche come consapevole strumento nella definizione di metodi e contenuti della storia del pensiero politico, nel quadro di un più generale impegno per meglio precisarne una configurazione e un profilo autonomi nell’ambito delle discipline storiche e di quelle teorico-politiche. Tra i frutti più significativi di questo impegno, avviato fin dagli studi universitari sotto la guida di autorevoli studiosi quali Francesco Ruffini e soprattutto Gioele Solari, maestri riconosciuti di tutta una generazione di intellettuali torinesi, occorre anche sottolineare il ruolo decisivo assunto da Firpo nel promuovere la riforma, o meglio, la vera e propria rifondazione, delle Facoltà di Scienze Politiche in Italia, individuando in esse un punto di incontro e di confronto tra discipline politiche, giuridiche ed economiche, storiche e sociologiche, filosofiche e politologiche.

L’iniziativa di destinare la sua biblioteca a una fondazione era dunque nata nell’intento di sviluppare e approfondire questo confronto, cui peraltro Firpo aveva offerto un notevole contributo sia nella progettazione e direzione della Storia delle idee politiche, sia nella creazione della rivista «Pensiero politico». Anche per evitare che tale incontro e confronto si esaurisse sul piano metodologico, era ferma convinzione di Firpo che la conoscenza e l’analisi di problemi e percorsi culturali non potessero ridursi a un’astratta storia delle idee né limitarsi a prendere in esame le figure più significative e le opere più note della riflessione politica. Occorreva invece, avvalendosi delle molteplici risorse offerte dalla più scrupolosa acribia filologica, dalla critica testuale, dalla ricerca erudita, misurarsi anche con tutta la fitta trama di autori minori e minimi, di trattati inediti e sconosciuti, di opuscoli e corrispondenze, di scritti letterari, filosofici, religiosi. Da qui l’esigenza di uno studio non episodico di autori e di testi, di una individuazione capillare e sistematica di gruppi, ambienti, dibattiti, di uno scavo paziente in archivi e biblioteche, destinati a sfociare in un’esauriente ricostruzione a tutto tondo della riflessione politica nei suoi complessi sviluppi teorici e nei suoi concreti contesti storici: era questo l’obiettivo primario che la Fondazione avrebbe dovuto perseguire.

Il più che ventennale impegno nel Comitato scientifico della Fondazione Luigi Einaudi, di cui Firpo era stato tra i promotori, gli aveva del resto consentito di maturare un’esperienza, da cui era scaturita la convinzione che istituzioni di questo genere fossero le più adatte alla formazione di giovani studiosi, alla promozione e al sostegno della loro attività di ricerca, allo stimolo del dibattito culturale. Non è un caso, infatti, che negli ultimi decenni, le fondazioni e gli istituti di ricerca finalizzati a precisi ambiti disciplinari, in virtù della specificità dei propri compiti statutari e di un’agile flessibilità programmatica e organizzativa, abbiano saputo mettersi al servizio sia di coloro che intendano usufruire dei loro fondi librari e archivistici, sia della maturazione di giovani laureati e dottori di ricerca destinati in molti casi a insegnare dalle cattedre universitarie, instaurando così un fecondo rapporto di collaborazione con il mondo accademico. Si trattava dunque, nella visione di Firpo, e accadde e avviene nella realtà, di centri di studio in grado di perseguire l’obiettivo della conservazione e dell’arricchimento di preziosi fondi librari messi a disposizione di tutti, conciliandolo e fondendolo nello stesso tempo con un ruolo attivo nella promozione della ricerca scientifica e con un progetto per il futuro tale da garantire coerenza e continuità alle iniziative avviate. In questa prospettiva, convinto com’era che una seria politica culturale dovesse farsi carico anzitutto dell’efficienza delle strutture al servizio della ricerca scientifica, Firpo aveva dedicato un assiduo impegno anche all’organizzazione e allo sviluppo di altre importanti biblioteche, come quelle della Provincia di Torino, della Fondazione Luigi Einaudi e dell'Istituto di Scienze Politiche della Facoltà di Scienze Politiche dell’Ateneo torinese, diventata di poi, dopo la riforma del 1980, la Biblioteca Interdipartimentale «Gioele Solari».

L’improvvisa scomparsa, avvenuta nel marzo 1989, impedì a Luigi Firpo di portare a compimento una parte del progetto. Ormai, tuttavia, esso era quasi a punto, e di conseguenza poté essere agevolmente attuato, grazie alla volontà della moglie e dei figli, dalle istituzioni con le quali erano già stati definiti i modi e le forme di sostegno finanziario. In particolare, la Regione Piemonte, la Provincia e il Comune di Torino, la Cassa di Risparmio di Torino offrirono una prima dotazione patrimoniale alla Fondazione, impegnandosi a contribuire anche nel futuro alle spese di funzionamento, mentre la Fiat mise generosamente a disposizione i prestigiosi locali che l'hanno ospitata fino al 2015 nella sede di Palazzo d’Azeglio. Dal 2016 la sede si trova presso la Biblioteca Nazionale di Torino che ha generosamente concesso spazi adeguati al primo piano di Piazza Carlo Alberto 3. 


I Soci Fondatori affidarono le pratiche costitutive della Fondazione al Notaio torinese dott. Antonio Maria Marocco, il quale, in data 9 aprile 1990, convocò il primo Consiglio di Amministrazione presentando la seguente relazione:

«Il dottor Antonio Maria Marocco […] riferisce di aver adempiuto al mandato conferitogli dai Fondatori in sede di atto costitutivo ed in particolare di aver ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica da parte della Regione Piemonte, di aver chiesto ed ottenuto la designazione di tutti i Consiglieri e Revisori ad eccezione di quelli della Città di Torino, di aver incassato dai Soci Fondatori i fondi di dotazione e di averli versati sul conto corrente bancario […] intestato alla Fondazione, di avere gestito i fondi con impieghi a breve […], di non aver eseguito nessun pagamento delle fatture ricevute, di aver impiantato i libri sociali, di aver elaborato con gli avvocati Marco Weigman e Paolo Emilio Ferreri una prima ipotesi di regolamento dei rapporti con la Fondazione Einaudi.
Prosegue ricordando che la Fondazione, a pochi giorni dal riconoscimento, ha già partecipato, il 9-10 marzo 1990, al convegno Botero e la Ragion di Stato, così brillantemente iniziando anche la sua vita culturale, che il dottor Marocco auspica scientificamente importante ed impegnata, come era nei desideri del prof. Firpo.
Concludendo, il dottor Marocco riferisce che, in conseguenza della nuova situazione che si è venuta a creare con l’improvvisa ed immatura scomparsa del prof. Luigi Firpo, i Soci Fondatori hanno elaborato, con l’assistenza dell’avvocato Paolo Emilio Ferreri, del Notaio dott. Silvana Castiglione e del dottor Giuseppe Pensi, il testo di un nuovo Statuto che dovrà essere sottoposto all’Assemblea dei Fondatori» (dal Verbale della prima seduta del CdA del 9 aprile 1990).

Dopo aver approvato la relazione del dott. Marocco, il Consiglio di Amministrazione – costituito dai signori Salvetti dott. Laura vedova Firpo, Massabò dott. Isabella in Ricci, Traniello prof. Francesco, Filippi prof. Enrico, Ricuperati prof. Giuseppe, Bonanate prof. Luigi, Agosti prof. Aldo, Lombardi prof. Emilio – ha provveduto alla nomina, quale Presidente della Fondazione, del Consigliere dott. Isabella Massabò Ricci.

Dal momento della sua elezione, la dott. Massabò Ricci, Direttrice dell’Archivio di Stato di Torino, ha diretto la Fondazione con competenza, passione ed efficacia per diciotto anni. Il 17 luglio 2008, la dott. Massabò Ricci ha rinunciato alla carica e al posto nel CdA a causa dell’incompatibilità con altri impegni culturali e gestionali assunti.
Il Consiglio di Amministrazione, sempre il 17 luglio 2008, dopo aver espresso la più viva gratitudine nei confronti della dott. Massabò Ricci, ha provveduto unanime all’elezione, quale nuovo Presidente, del prof. Vincenzo Ferrone.

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